Quest'incontro sarà un po' diverso dal precedente e utile per
affrontare i prossimi...diciamo che è un viaggio all'interno di noi
stessi, dei nostri meccanismi e di alcuni "Generali e colonnelli" che
ci governano.... E poi vedere dove possiamo incontrare la Buona
Notizia, chè è il Signore.... ma niente anticipazioni. Conservate la
curiosità e fidatevi ancora!!!
il costo dovrebbe essere come al solito intorno ai 20 30 euri!! vi chiederei anche 10 euri per la cassa…per materiale cartelloni…ecc ecc..(brani tratti da due mail da me recentemente ricevute)
Cioè, io leggo delle mail del genere e penso “EEEEHHH?”. Poi dopo rileggo meglio e capisco che i cartelloni ultimamente hanno un costo davvero esorbitante, che io pensavo costassero pochi centesimi invece qui ci chiedono 10 euro a cranio, e si prevedono circa una decina di partecipanti. Io allora che non ho partecipato mi sento un po’ in colpa, che non ho potuto dare i miei 10 euro e mi sa che se tutti fanno come me
Io a stare senza la religione non ci stavo così bene. Allora ho comprato un libro su come scoprire il divino che è tutto intorno a noi attraverso il tubo delle patatine Pringle, e, dopo aver sparso sale nella mia camera per purificare, ho messo su il ciddì allegato per meditare al suono di scorregge di ippopotami. Ho capito che Dio esiste quando una voce ha tuonato dall’alto “CHE CAZZO FAI, COGLIONA!”.
E allora si ritorna a Santa Romana Chiesa, quella che ti dice che si deve unire insieme FIDES ET RATIO, e questo sì che è figo, ed è pure detto in latino, così sei pure contenta di aver studiato al classico. Ecco che allora ti capita di volerla vivere, ‘sta cosa, e allora cerchi di farlo con qualcuno.
All’università ci sono dei gruppi che mettono dei cartelloni vicino ai cartelloni dei leninisti (ogni anno spenderanno miliardi) che ti invitano per delle ripetizioni di storia romana e per vivere la religiosità dell’intellettuale del 2000, ma sono gli stessi che mi invitavano a Rimini quando facevo il liceo. Io ci sono andata una volta, a Rimini, c’era un professore di educazione fisica col cappellino con scritto IO VOTO BERLUSCONI e mi diceva tutto il tempo CANTA CANTA CANTAAAA! A loro non ho mai pensato, che mi fanno paura, che i loro membri di ratio ce ne hanno troppa poca, a volte, a volte invece ne hanno troppa.
Per quello che riguarda il primo incontro di quella serie cui le due mail da me citate alludevano, vi basti sapere che ci sono andata per curiosità. Ho quindi scoperto che ci si rinchiudeva in un grazioso posticino sperduto e per tutto il tempo si cercava di recitare un 3 righe di vangelo, impersonando dei personaggi citati o meno nel brano, ossessivamente. Lo scopo era quello di lasciar perdere la razionalità e vivere emotivamente “la parola”. Peccato che l’emozione fosse pesantemente pilotata, che si cercasse di far vivere emozioni negative. Se vi interessa, ditemelo nei commenti, vi racconterò con più dettagli quel weekend. Alla fine del quale sicuramente mi sentivo vicina la presenza di Dio, come però avrei sentito anche quella del fantasma formaggino o di Capitan America, data il bombardamento emotivo volto a creare suggestione. Ho deciso di non partecipare più agli incontri poiché qualcuno ha anticipato (contravvenendo alle regole) che nelle recite evangeliche successive si sarebbe dovuto anche picchiare/essere picchiati, e che qualcuno anni prima si era fatto male. Se ci aggiungi che gli incontri si concludono con una notte di ubriacatura generale… ho poi scoperto che il religioso che dirige è stato allontanato da organismi cattolici.
Certo, questo è un caso estremo. Ma la ratio la vedo poco anche in tutti quei casi di persone sempre e comunque schierate con la posizione della Chiesa. Chi ha coscienza critica non può trovarsi sempre e comunque d’accordo con qualcosa. Una persona che conosco si è dichiarata pronta a giustificare il processo di Galileo quando pareva che questa fosse la posizione del Papa, e il giorno dopo la stessa persona dichiarava la grandezza e la bontà del Papa in quanto si dissociava dall’apologia del processo di Galileo pronunciata da quel filosofo misconosciuto.
E poi ti chiedi: che cosa c’entro io con questa gente?
Scusate la confusione e perdonatemi se i miei interventi hanno ora un taglio più intimistico. Sono molto interessata alla vostra opinione.
Che uno poi non ci crede, quando ti dicono che sei circondato da cretini, ma alla fine sei solo un ottimista.
Noi filologi e letterati non è che abbiamo tutta ‘sta fama di gente concreta. Non lo ammetteremo mai, ma in realtà ci viene il dubbio che magari davvero siamo gente che parla parla e poi nella vita combina poco. Per cui, se parli con uno e questo ti dice
- No perché sai, non è che il lavoro oggi non ci sia, eh, ce n’è, basta avere un’idea geniale ed innovativa… e allora sì, che ti fai i soldi
-Beh sicuramente -dici tu- ma non è che qui possiamo tutti diventare Bill Gates. Cioè, buon per te, se lo diventi, ma sotto questo sole tutti quanti dobbiamo mangiare qualcosa.
-Vedi che tu sei comunista
( e a questo punto arrossisci e in fondo sei anche soddisfatto, un po’ come quando ti danno 20 anni invece 26, perché tu pensi che oramai non credi più nelle cose che credevi prima, e che i tui discorsi sono sempre più simili a quelli dei tuoi. Ma no, forse non sono ancora così invecchiato).
Vedi che tu sei comunista, questo è il classico discorso di sinistra che proprio non sopporto. Cioè, io lavoro e pago le tasse (ah sì?) e non è giusto che lo stato deve dare i soldi a te che non hai voglia
-Un momento, guarda che qui mica parliamo di elargizioni gratuite dall’alto, mica si vuole l’elemosina, ma la possibilità di lavorare e guadagnarsi dei soldi
- Eh ma il lavoro c’è sai? Basta avere spirito imprenditoriale e attento. Bisogna solo impegnarsi e farsi il culo. Che studiare sarà anche bello è utile, ma la vita è impegno. Io per dire c’ho un progetto…
Parlapà, dici tu. Guarda un po’. E già, perché tu alla fine stai lì, dai gli esami e intanto mandi domande per concorsi, e magari il ministero ti risponde, e tu che fai? Tu dai esami e speri che il domani non faccia schifo. E intanto la mamma ti sgrida, che nemmeno oggi hai rifatto il letto come Dio comanda, mettendo bene in ordine i pupazzetti e i cuscini a fiori. Una vocetta fastidiosa ti sussurra nella mente… Bamboccione… Bamboccione… e invece lui, mica ci pensa alla laurea, no, lui c’ha il progetto
- Io per dire c’ho un progetto, io voglio fare il cantante Death Progressive, e sono sicuro che ce la faccio eh, che lo scorso concerto eravamo in 65, è pure venuta mia nonna con la sua badante. Eh, che qui io sono coraggioso, che investo soldi, io, mica noccioline. E poi i precari si lamentano…
E tu pensi che i soldi sono quelli dei genitori, che lui ha lavorato per tre mesi solo, anni fa. E pensi a tuo cugino, che dice che è facile fare il finocchio col culo degli altri, e studia filosofia e fa il bagnino, e corre da una parte all’altra della città in un sacco di piscine per non essere nemmeno sicuro di essere pagato. E pensi alle tue amiche che hanno lavorato nelle grandi librerie, Santo Stefano e primo gennaio compreso, e che poi è scaduto il contratto e grazie e arrivederci, e ora stanno ad aspettare che qualcuno le chiami per le ripetizioni. E pensi anche a te, quando hai fatto volantinaggio e ti hanno pagato dopo tre mesi. E poi ti incazzi.
Per sfogarti scrivi in questo blog, che un po’ speri che lui legga ‘sta cosa, un giorno per caso,così magari si fa furbo e almeno non giudica la gente, un po’ speri di no, che la vita con lui non è stata buona, e ci starebbe male, ma tu non sai cosa pensare, di lui, che parla così ma chissà che fantasmi lo agitano dentro.
E che se fossi più obiettiva capiresti che è forse più razionale pensare di diventare un famosissimo e ricchissimo cantante Death Progressive, che non fare la ricercatrice unverisitaria.
Una volta ho letto che esiste un metodo infallibile per capire che sei diventato adulto, cioè che gli amici dei tuoi genitori parlano di sesso di fronte a te. Signori, desidero rendervi partecipi che sì, da oggi sono un’adulta anche io. Potete parlarmi di tutte le sconcezze che vi saltano in testa, ma mi raccomando datemi del Lei.
Quando ero piccola, cioè fino a ieri, mi seccava un sacco venire esclusa dai discorsi boccacceschi ed essere mandata a gettare la rumenta quando si raccontavano le barzellette sconce. “Guarda che sono maggiorenne” pensavo io “e non sono più vergine” e poi “io ho studiato un sacco di letteratura erotica, a scuola , e all’università sto facendo una tesi su dei poeti francesi che erano degli zozzoni”.
Invece adesso che ho avuto l’iniziazione non sono mica così contenta, cioè pure un po’ disgustata. Non so come mai, ma le descrizioni sessuali dell’ex collega di mio padre dopo dieci bicchieri di vino e quattro di grappa sono molto meno affascinanti di quelle di Pierre de Ronsard.
Insomma, oggi ho avuto la prima digestione della mia vita a base di racconti sui rampanti anni Ottanta, quelli sì che erano tempi, allora sì che ti facevi i soldi. Forse perché tutti giocavano al lotto e vincevano sempre? Perché da quanto ho dedotto dai racconti del mio iniziatore al magico mondo degli adulti sboccati, lì una volta negli uffici si passava il tempo a trombarsi la segretaria, a trombarsi la segretaria che si trombava il capo, a trombarsi la nipote del capo, a cercare di non farsi trombare da quel gay del dentista del capo (e che ci faceva un dentista nell’ufficio?). No, ma dico, lavorare mai? E le segretarie non conoscevano il pacchetto Office perché non esisteva ancora, però per essere assunte dovevi averci comunque una certa professionalità, non è facile stare sulle ginocchia tante ore e poi se eri inesperta rischiavi pure di sbattere certe zuccate, contro quella scrivania. Ah, che poesia, gli anni Ottanta.
“Peccato che non sei nata vent’anni prima”, mi diceva l’amico di mio padre, “quelli sì che erano bei tempi, eh, anche per lavorare”. Io invece non ne sono tanto convinta, sai. Metti che poi facevo la segretaria, negli anni Ottanta. Sai che fatica. Sai che lividi, alle ginocchia, e che zuccate. E sì, perché a chinarsi per tagliare le gomme delle auto di quei maiali che ti molestano una rischia anche di farsi male, alle ginocchia.
Cazzi degli altri, chi non li ama? No, maschietti, non venitemi a dire che la pettegolaggine è una prerogativa esclusiva del gentil sesso che non ci credo, perché mica è un caso che Di Più, Chi e Novella 2000 siano diretti da uomini.
Il gossip piace perché è quanto di più democratico esista: che si parli delle corna di una coppia di attori di Hollywood, delle ferie dei tronisti di Maria De Filippi o delle abitudini sado-maso dei colleghi di scrivania è ugualmente interessante. Se così non fosse i blog non ce li leggerebbe nessuno.
Io anni fa c’avevo la passione di farmi i cazzi dei miei compagni e amici, forse perché ero (sono?) un po’ nerd e mi accontentavo delle emozioni di seconda mano. Ma ne nessuno mi raccontava mai nulla, che dicevano che ero un’impicciona. Solo perché appena vedevo due persone borbottare con aria complice correvo alle loro spalle e urlavo “Cosa? Cosa? COOOOOSA?”. O forse perché una volta quando ho scoperto per caso una relazione clandestina di una mia compagna ho richiesto dei soldi in cambio del mio silenzio. Nessuno mi diceva nulla e io decisi persino di studiare Psicologia, così la gente avrebbe pagato per raccontarmi i segreti, ma poi ho cambiato idea perché mia mamma diceva che non era proprio il lavoro per me, poi c’era il test d’ingresso e chi me lo faceva fare, di studiare l’estate dopo la maturità. Per fortuna che mi posso sempre rifare con le rubriche di posta del cuore di Donna Moderna e con L’angolo dello psicologo del Bollettino donatori sangue.
Poi però ho capito che non aveva tutti i torti mio nonno, che diceva che “chi si fa i fatti suoi campa cent’anni” (che lui era un ficcanaso, ed infatti è morto prima. Cvd). Perché poi vedevo gente litigare tra loro, perché chi sa le cose più sono scabrose e più si deve schierare, e se ti schieri poi quell’altro non ti passa i compiti e non gli puoi più scroccare le siga.
Quindi ora basta, ora non mi interessa nulla di nulla, tenetevi le vostre cose per voi, litigate, immischiatevi e fatevi le corna, ma fatemi fare quella che se la gode nel vedervi affondare nel vostro mare di guai mentre me ne sto tranquilla a riva a sbadigliare. Sia ben chiaro, non perché io mi diverta a vedervi scannare, ma mi dà soddisfazione sapere da quali seccature la mia discrezione mi abbia risparmiato.
Eppure ultimamente non funziona più così bene. Cioè, continua la condizione per cui quelli che raccontano i cazzi loro a tutti li raccontano a tutti tranne che a me. Ma chissene, che tanto sono cose che uno viene a sapere comunque. Con me si confidano quelli riservati, quelli che ti chiedi se abbiano davvero una vita, quando non li vedi, perché non parlano mai di sé.
Avete presente i belli e tenebrosi? Io avevo un amico così, dall’aria bella e maledetta, uno così misterioso che si dice non ha mai detto “io” e infatti tutte ci si chiedeva cosa nascondesse dietro a quei silenzi e sotto quei pantaloni. Ebbene, l’anno scorso accadde che andammo insieme ad una festa, durante la quale abbiamo alzato un po’ il gomito, finché lui, ormai vicino al coma etilico, decise di accompagnarmi a casa. E combinazione, io avevo la casa libera. Ovviamente l’ho invitato a salire per bere qualcosa. E giù altra grappa. Eravamo seduti accanto sul divano. Sentivo sempre più caldo… gli chiesi se gli dava fastidio se mi mettevo un po’ in libertà. E poi… non sembra l’inizio di un racconto audace? Mi tocca deludervi. Non ci veniva nemmeno in mente di fare sesso noi due, che io ero troppo impegnata a asciugarmi le bavette di vomito e lui nemmeno lo sapeva, che sono una donna.
Il bello della compagnia ha perso l’occasione di fare il sesso migliore della sua vita con la più brutta della compagnia, però è successa una cosa davvero incredibile. Lui si è confidato, ha parlato per un’ora senza interruzione di dettagli intimi delle sue relazioni, dei suoi sogni e persino dei suoi sentimenti. Io in mezzo ai fumi dell’alcool mi sono pure sentita contenta della fiducia dimostrata, poi il giorno dopo mi sono sentita in pericolo. Perché gli altri sapevano che avevamo passato quasi tutta la notte insieme, io e lui. Si chiedevano che cosa avessimo fatto, quindi pensavano alla sua faccia, poi pensavano alla mia, e che ci fosse stato qualcosa di erotico pareva cosa troppo improbabile. Quindi hanno capito che c’erano state confidenze, che io ora ero al corrente di segreti succosissimi. La mia amica ha tentato in tutti i modi di estorcermi qualcosa, ma io non ho mai detto nulla. Macché, mica per correttezza. E che da allora lui per qualche mese è stato peggio della mia ombra, che appena mi vedeva da sola con un pettegolo accorreva sorridendomi con un coltello tra i denti. Mi capitava a casa nel cuore della notte, per controllare che non fossi con nessuno a parlare di lui, e veniva accompagnato da nerboruti sconosciuti di varie etnie. Si presentava con la scusa eche trovava divertente svegliarmi e offrirmi una lattina di birra nel cuore della notte, poi mi chiedeva dove fosse la mia amica, se l’avevo vista e di che avevamo parlato. Mah.
Da quel giorno è iniziata un’excalation di confidenze per me, tutti mi dicono cose che vorrei non sapere, anche gli zii si confidano e mi chiedono consiglio, e mia mamma è gelosa perché lei chiede loro“Cosa? Cosa? COOOOOSA?” e nessuno le racconta nulla. Mi dice che ho sbagliato tutto, che dovevo studiare Psicologia, che sarei diventata ricca. Io allora butto via Donna Moderna e torno a tradurmi Lucrezio, che a novembre ho l’esame.
Insomma, abbiamo da essere più moderne. Perché oramai da anni non ci sono più certi imbarazzi di una volta e non è difficile sentire una ragazzina urlare sul pullman “minkia Amo, lasciami stare che mi stanno per venire” è giusto che anche questo blog si adegui e parli un po’ di ehm.. eh… mmm… lalalalla… no mi dispiace ma per me quella parola resta ancora impronunciabile. Che ci volete fare, sono una ragazza all’antica.
Io poi mica sono una ragazza come tutte, che io per motivi che non vi sto a dire quelle cose lì non ce le ho praticamente mai, che poi non avendo neanche quasi le tette pensavo di essere un (’) ermafrodita. Poi invece ho sentito al tiggì che gli Americani, che ne sanno sempre una più del diavolo, hanno inventato una pillolina che le fa sparire magicamente, perché tanto se per ora non vuoi avere figli sono solo una rottura di follicoli e la donna moderna non sa cosa farsene. Allora ho pensato che io sono una forma di donna evoluta del nuovo millennio, tanto più che non ho neppure il dente del giudizio che è solo una rottura di gengive e il sexy dentista della mutua mi ha spiegato che con l’evoluzione della specie i denti del giudizio non esisteranno più. Ma invece la mia ginecologa forse è più d’accordo con Bush, che con Darwin, lei deve essere una creazionista e allora mi dà gli ormoni perché anche io abbia… quel… eh? Così posso anche io provare l’ebrezza di essere una donna vera, avere quelle viuuulente crisi ormonali che potrei risolvere solo invadendo una nazione o mangiando un quintale di cioccolato (potrei invadere
Io penso che se molti testi sacri di varie religioni e culture prescrivono un periodo di totale isolamento della donna “indisposta” non sia a causa di maschilismo veterotestamentario, ma sia una forma maschile di autotutela. Perché ora il maschio non deve poterne proprio più, poveretto. Per dire, alcune donne, come la sottoscritta, stressano i fidanzati e gli amici con urla e pianti, altre donne invece stressano mariti, fidanzati e amici con lunghe dissertazioni a proposito di assorbenti e compagnia bella, che sembra di essere ad un cineforum di tutte le pubblicità della Lines.
Ma per qualcuna certe necessità fisiologiche sono ancora causa di vergogna. Vi faccio un esempio. Io quest’estate stavo in posto in Francia frequentato da giovani di tutto il mondo, e siccome ci stavo aggratis ripagavo lavorando qualche ora in un bazar. Siccome ero l’unica donnina dietro la bancone, le ragazze facevano un casino di coda in più pur di non chiedere degli assorbenti ad un tedescaccio dalla faccia poco simpatica. Per semplice pudore. E avevano ragione, perché anche se non si parlava la stessa lingua solo la mia sensibilità femminile poteva evitare che una richiesta delicata si trasformasse in una situazione imbarazzante. Tant’è vero che una volta in ‘sto emporio pieno di gente, una spagnola in tutti i modi cercava di chiedermi un pacco di assorbenti interni, ma solo io, in tutto il negozio, non ho capito cosa volesse, e le ho dato un pratico set da cucito con ago e filo. Chissà perché i tedeschi ridevano. Mah, popolo strano.
In ogni caso spero che la spagnola l’abbia presa bene e che adesso vada a fare questi tipi di commissione con lo stesso spirito di questo tizio:

Ooohhh! Mi sento davvero onorata! Dopo più di un anno sugli schermi splinderiani, finalmente ecco che qualcuno mi ha finalmente passato una bella catena. Onore dunque a Rudiae, grazie alla quale potrete scoprire ben
OTTO COSE DI CUI NON VI INTERESSA UNA CIPPA
Avvertenza: qui di seguito si ruoterà intorno al mio ombelico, come del resto accade in tutto il blog.
PRIMA:
Ho bisogno di frivolezza, anche solo per parlarne male. Ogni tanto per me è necessario guardare una parata di tette e culi su Studio Aperto e dire che quella è rifatta. Ogni tanto mi piace comprarmi Men’s Heatlh o Cosmopolitan e credere che davvero le mutande maschili di tessuto sintetico siano un contraccettivo sui generis, ma comunque affidabile.
SECONDA:
che è anche un corollario della prima. Io conosco la mia vocazione da quando sono piccola. Io dovevo fare la cantante, la cantante un po’ baraccona e fetish stile Britney Spears. Anche perché secondo me una cosa che all’Italia manca è proprio una cantante senza voce, tutta lustrini e smignottamenti che canta cosette insulse. Davvero un’onta per il paese di Maria De Filippi. Ebbene, lancio un appello: salvatemi dalla laurea specialistica, mettetemi quattro piume e mandatemi a cantare davanti a migliaia di adolescenti in delirio, fatemi girare video musicali di dubbio gusto e poi mandatemi a fare campagne contro i baci troppo passionali perché devo salvarmi la reputazione.
TERZA:
Mi metto la crema idratante tutti i giorni perché così fa la mia amica molto più figa e interessante di me, e lei m’ha detto che la crema quotidiana è straimportante, e allora sono convinta che diventerò anche io figa ed interessante come lei proprio grazie alla Leocrema, anzi mi sa che se abbondo con le dosi divento anche più figa. Tanto più che mi uso abitualmente lo shampoo alla camomilla e, anche se a distanza di mesi non è accaduto ancora nulla, un giorno di questi mi sveglierò bionda platino, non solo i capelli, tutto il mio corpo splenderà di biondume e allora qualcuno mi fermerà e mi chiederà di fare la cantante baraccona del nuovo decennio.
QUARTA:
Ho passato tante di quelle serate ad ubriacarmi, a fumare, ad andare in discoteca, ad uscire in compagnie di 50 tamarri casinari e 30 alternativi hashish-friendly, a portare a casa gente sconosciuta alle 5 di mattina che mi sono annoiata, che adesso se mi invitano ad una festa di quel tipo mi invento le scuse. Ora mi piace andare al pub e bermi una birra con pochi amici, mi sto convincendo che un astemio non è per forza un potenziale serial killer. Mi piace andare al ristorante cinese e se il giorno dopo ho qualcosa da fare vado a dormire presto, ché è più bello amare le cose che si fanno ogni giorno e non vivere da alienati per poi sfogarsi la sera (Pubblicità Progresso, col patrocinio del ministero…).
QUINTA:
Non sono constante nei rapporti. Mi dimentico di farmi sentire con gli amici, è una costante. Il mio tempo medio di risposta ad un sms va dalle 5 ore a una settimana. Più probabilmente però non risponderò mai, o perché non ho il credito, o perché il credito che ho è meglio impiegarlo per rispondere a messaggi più importanti.
SESTA:
I grecisti del pianterreno mi disprezzano. Zzi loro. No, io non sono una grecista.
SETTIMA:
Alle medie mi piaceva uno, quando lo vedevo diventavo rossa e balbettavo. Tutti mi prendevano in giro e lui ha detto che non voleva mettersi con me a causa di una mia non ben dimostrata bruttezza. Poi ‘sto tizio anni dopo l’ho visto che mimava fellatio in una nota discoteca gay di Torino. Ma forse questo ve l’ho già raccontato. Allora vi dico delle cose che possano solleticarvi una certa pruderie, nella migliore tradizione di questa catena. Ho due tatuaggi, uno sopra la naticona destra e uno quasi sulla patata. Mi sono baciata più volte con delle ragazze, ma solo per attirare l’attenzione di maschi ingegneri ubriachi. Non penso che farò mai parte di quella piccola percentuale di fanciulle che arriveranno vergini al matrimonio.
OTTAVa:
Ho partecipato ad un reality blog, che poco ci mancava finisse nel sangue. Dopo un anno ho fatto domanda di partecipazione per questo gioco qui
No, stasera proprio non mi va di rileggere le cavolate che ho scritto. Siate clementi verso i miei errori/orrori.
